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La Futa e la Raticosa …dalla parte degli Enduristi

Tutto inizia dal volervi raccontare il Passo della Futa, da li nasce questa “desputa” fra amici di voler raccontare la propria parte, il primo e’ stato il presidente del Moto Club Della Futa, raccontando la parte bolognese, poi è arrivato il Kiddo raccontando il lato Fiorentino ma inaspettatamente quando i giochi sembravano finiti ecco spuntare Carlo Legnani in arte “Tequila Sterronauta”, che a sua volta ha voluto raccontare un altra parte della Futa, quella del fuori strada! La Futa e la Raticosa …dalla parte degli Enduristi

La Futa e la Raticosa…dalla parte degli Enduristi
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Ho letto e riletto i Vostri racconti, Caro Paolo e stimatissimo Kiddo , tutto bello, anzi bellissimo e voglio anch’io raccontarvi la Futa e la Raticosa vista dalla parte degli Enduristi
Dai vostri racconti si capisce che conoscete a memoria ogni curva e ogni rettilineo, ogni buca o avvallamento, ogni bar o trattoria da Bologna e Firenze fino ai nostri famosissimi passi montani, si perché già oltre i 600 metri s.l.m . si può parlare di montagna.
Che dire? Condivido appieno, anche perché abito a Monterenzio da 5/6 anni e questa bellissima strada la percorro quotidianamente per andare al lavoro e spesso per andare al mare( Marina di Ravenna) passo per la Raticosa. No, no, non perchè sbaglio strada, passo dal Passo della Raticosa a prendere la leggendaria crescenta con finocchiona, formaggio pecorino e un buon caffè. Faccio così perché e immorale fare più di 1km di rettilineo,quindi Monterenzio, Raticosa, Firenzuola, Passo del Paretaio, Palazzuolo sul Senio, Passo Carnevale, Marradi, Passo dell’Eremo, Acquacheta, Modigliana, Faenza e stradelli guelfi fino al mare. gruppo-enduro
Però, c’è sempre un però, volete mettere partire da Mercatale (Ozzano) e arrivare al Passo della Raticosa in fuoristrada? Non c’è storia!!! E’ una roba che solo chi ha provato una moto da enduro può spiegare. Non ci sono curve imparate a memoria, non ci sono tappe fisse o luoghi panoramici da fare la foto giù dalla moto. Ogni metro in fuoristrada, riserva una sorpresa e puoi farla mille volte quella mulattiera, ma sarà sempre diversa e solo chi ha acquisito la velocità di percorrenza giusta,salirà l’ostacolo, solo chi ha il fisico allenato lo passerà agevolmente. Per gli altri sarà la solita via Crucis di bestemmie e sudore. Ma questo è il bello dell’enduro tra amici, tra prese in giro e sfotto’ si passeranno giornate intere a ridere a crepapelle per ogni cosa e la settimana seguente, si rincarerà la dose di prese in giro sui social, guardando e riguardando filmati della sdraiata nel sottobosco o le foto del gradone dove i più “verginelli” vengono portati a soffrire e a imparare le regole del gioco.

Come per voi “bitumari”, che date i nomi alle curve, anche noi enduristi abbiamo i nomignoli alle mulattiere o alle varie zone che passiamo. Partendo bassi, si hanno gli “Spicchi”, famosa sterratona sopra a Mercatale, che nei mesi estivi sembra un lastrone di cemento duro, ma appena viene giù un po di pioggia si trasforma in un luogo di perdizione, dove la moto viene inglobata da una terra argillosa e saponosa, si narra di persone mandate in avanscoperta a testare il terreno dopo le prime piogge e mai più rivista (eheh..) Andando più avanti c’è la “bestemmia”, una salitina in leggera contro pendenza che si fa dare sempre del Lei. Qua spesso vengono sverginati i novelli enduristi, il nome dato è per le imprecazioni dei suddetti novellini che capottano più e più volte, ovviamente tutto filmato per la presa in giro d’obbligo. Poi le “A ngirelle” una mulattierina infida sotto le pale eoliche. Qua anche i migliori smoccolano (ovvero soffrono), io in particolare sempre! A seguire i “Casoni di Romagna”, anche questa è uno sterratore carrabile, che gira tra le pale eoliche; da questa strada che è uno sparti acque tra il fiume Idice e il Sillaro, partono mille stradine sterrate che consentono di girare in tranquillità per ore, facendo un enduro leggero idoneo anche per moto di grossa cilindrata. Dopo i casoni, c’è il“Cippo”! Quante foto saranno state fatte con il cippo in questione…migliaia, posto meraviglioso. Continuando si arriva allo “Spaccabraccia”, indovinate perché lo chiamiamo così? E’ una bella mulattiera da fare in tutti i sensi, in giù e in su e davanti a noi a poche centinaia di metri si intravede già il Passo della Raticosa. Ormai ci siamo, siamo arrivati per la sosta obbligatoria.
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Piccolo appunto,per arrivare al Passo della Raticosa partendo da Mercatale, avremo fatto cinque/sei Km di asfalto, tutto il resto fuoristrada, niente di impossibile ma sempre fuoristrada.
Arrivati alla Raticosa, noi di solito arriviamo da dietro, i bitumari dal davanti, ci si incontra tutti nel piazzale, noi sporchi, sudati , puzzolenti e spesso infangati mentre gli stradisti immacolati nelle loro tute di pelle o con giacche e pantaloni ultimissimo modello che a me provocano una sana invidia bestia con moto da sbavarci sopra da tanto sono belle e lucide.

Ma dalla nostra parte non e’ certo finita qui, anzi, il Passo è solo l’inizio dei nostri giri! Da qui comincia il vero paradiso dell’endurista, la scelta è infinita, ci sono un mare di stradine più o meno difficili ma tutte bellissime: Monte La Fine, Ca Badini, Ca Borelli, Le Passeggere, Monte Tavianella, la Romana, Brentosanico, la Direttissima, la Bastia, la Fagiola, I Prati Piani, Frena, il Bosco dei Lupi, I Carrarmati , e tanti altri posti splendidi dove dopo l’ostacolo più o meno impossibile, ci si ritrova sdraiati a commentare l’impresa, chi chiacchiera tranquillamente e chi cerca di riprendersi dallo sforzo respirando profondamente. Possiamo andare verso la Liguria o verso il Lazio, seguire per la Dorsale Appenninica percorrendo lo 00 che è il sentiero che fa da spartiacque tra il Tirreno e l’Adriatico oppure fare la traversata coast to coast. Giri di una giornata, di più giorni o anche settimane, sempre in compagnia di buoni amici perché in fuoristrada non si gira mai da soli, perchè al contrario dei giri su asfalto l’aiuto di un paio di amici è fondamentale, direi obbligatorio.
Ma voglio aggiungere un po’ di storia. Tutto questo è possibile grazie agli insegnamenti dei nostri vecchi “regolaristi”, che ci hanno tramandato le regole non scritte del bravo endurista. Giuseppe Bonantini e Giovanni Collina agli albori della regolarità, una volta l’enduro moderno si chiamava così, hanno sparso il verbo e regole a chiunque girasse e bazzicasse nell’officina di Collina.

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Negli ultimi anni dalla mente vulcanica di Luca Garioli e di altri suoi amici e collaboratori è nato il Comitato Escursionisti su Ruote (C.E.R.) che ci ha dato la consapevolezza leggi alla mano, che noi enduristi non stiamo facendo niente fuori dalle regole e per questo dovremo ringraziare questo gruppetto di testoni tutta la vita. Per fare enduro nel modo corretto basta infatti osservare poche e semplici regole: in primis la regolarità della moto da enduro con assicurazione e targa e fanali, ilrispetto per la natura e per i posti che si transitano, rispetto per le persone che incontriamo fermandoci e spegnendo il motore, all‘occorrenza un saluto senza casco in testa fa di noi persone normalissime e ci fa riconoscere come semplici lavoratori e padri di famiglia, pronti anche a tramandare il verbo ai giovani che vogliono conoscere questo strepitoso mondo.
Dopo questa piccola divagazione, torniamo a noi, quindi che mi dite? Qual’è la Futa più bella adesso?! Sapete cosa facciamo? Facciamo che ci si vede tutti su al Passo della Raticosa, Poi ognuno continua il giro come e dove più gli piace!!!
Buona Strada a tutti!!
Tequila Sterronauta (alla Anagrafe Carlo Legnani)
Reparto Corse Off-Road Moto Club Della Futa
www.motoclubdellafuta.com
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